E questo presuppone d'altronde che per i discepoli la resurrezione sia stata un'esperienza reale come quella della croce. Presuppone che essi furono semplicemente sopraffatti dalla realtà; e che dopo tutta l'iniziale titubanza e meraviglia alla fine non abbiano potuto opporsi alla realtà cui stavano di fronte: è veramente Lui. Lui è vivo, ci ha parlato, si è fatto toccare, anche se non appartiene più al mondo di quanto si può toccare normalmente.
Questo paradosso era indescrivibile: era totalmente diverso, non era un cadavere tornato in vita, era uno che viveva della vita di Dio, per sempre. Eppure, senza più appartenere a questo nostro mondo, era totalmente presente, era veramente lui stesso. Si trattava di un'esperienza stranissima, che faceva saltare gli spazi usuali dell'esperienza eppure era per i discepoli totalmente incontestabile. È da questo fatto che le testimonianze della resurrezione risultano essere così particolari: esse parlano di qualcosa di paradossale, di qualcosa che va al di là di ogni possibile esperienza e che pure è totalmente reale.
M è possibile che sia veramente accaduto? Possiamo noi, che siamo uomini moderni, dare credito a simili testimonianze? Il pensiero illuminista dice di no. [...]
È certo che non può esserci nessuna contraddizione con quello che è un chiaro dato di fatto scientifico. È evidente che nelle testimonianze della risurrezione si parla di qualcosa che non è parte della nostra esperienza. Si parla di qualcosa di nuovo, e che fino ad allora è rimasto unico - di una nuova dimensione della realtà che oltre quella che conosciamo finora.
Questo contraddice forse la scienza? Può davvero esistere solo quello che è sempre esistito? Non potrà esserci qualcosa di sorprendente, di inimmaginabile, di nuovo? Se c'è Dio, non potrà egli forse anche creare una dimensione dell'essere umano, della realtà, interamente nuova? La creazione intera non attende forse quest'ultima e più alta "mutazione"? L'unità cioè fra il finito e l'infinito, l'unità fra l'uomo e Dio, la vittoria sulla morte?
Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, dall'ingresso a Gerusalemme alla risurrezione, p. 270, nosta traduzione.


